Per i popoli del Bacino Mediterraneo, il vento era un elemento fondamentale perchè condizionava il raccolto, la pesca e il commercio.
I racconti mitologici dei Greci e dei Romani sono ricchi di riferimenti ai venti.
Come riportato nell’Odissea e nell’Eneide, Eolo, dio dei venti, abitava nell’isola natante di Eolia (Lipari o Stromboli), con i suoi dodici figli, sei maschi e sei femmine. In onore del signore dei venti, l’arcipelago fu chiamato delle isole Eolie.
Quando Ulisse giunse presso di lui, lo ospitò per un mese e infine gli consegnò un otre che racchiudeva tutti i venti, tranne una brezza favorevole che avrebbe dovuto ricondurre l’eroe ad Itaca. Ma i suoi compagni, di nascosto, aprirono l’otre provocando la fuga dei venti e lo scoppio di un ciclone che riportò indietro le navi. Ulisse tornò da Eolo che non volle aiutarlo una seconda volta perchè intuì che era inviso agli dei.
I venti, governati da Eolo, erano i figli del titano Astreo e della bellissima dea Eos (Aurora), e vivevano rinchiusi nelle spelonche di Eolia.I principali venti erano: Argeste, Borea, Noto e Zeffiro.
Apeliotas (Argeste per i Romani- SCIROCCO): in alcuni miti, Argeste è il vento di sud est, che fa maturare la frutta e il grano. Rappresentato come un uomo alato, giovane, senza barba, è parzialmente vestito da un mantello, che usa per portare una gran quantità di frutta e grano. In altri miti, è la deificazione del vento di nord-ovest, freddo e secco.
Boreas (Aquilone per i Romani-TRAMONTANA): deificazione del forte vento di nord, freddo ma apportatore di tempo sereno in Europa e Asia, di piogge in Africa. E’ rappresentato come un uomo barbuto di straordinaria forza fisica. Ebbe per figli dei cavalli veloccissimi, uno dei quali con un’Arpia. I Greci gli eressere due templi in segno di gratitudine per aver contribuito alla distruzione della flotta di Serse durante la guerra persiana.
Notos (Austro per i Romani-OSTRO): deificazione del vento di sud, che attraversava la Siria durante il Solstizio d’Estate, portando sulle coste del Mediterraneo, all’inizio dell’autunno, piogge calde e tempeste.
Zefiros (Favonio per i Romani-PONENTE): deificazione del vento primaverile di ponente, che col suo tepore favorisce lo sviluppo della vita vegetale. E’ rappresentato come un bellissimo giovane che vola lievemente, nell’atto di spargere sulla terra i fiori di primavera. Fu lui a trasportare Afrodite appena nata dalla spuma del mare, nell’isola di Citera, e per alcuni, fu lui ad uccidere Giacinto. Generò con l’Arpia Podarge i due cavalli immortali di Achille.
Gli altri venti erano:
Kaekias (Caecius per i Romani-GRECALE): deificazione del vento di nord-est. E’ raffigurato come un uomo alato, vecchio, con la barba e la tunica, che tiene con le due mani uno scudo ricolmo di ghiaccio e gelo.
Euros (Volturno per i Romani-LEVANTE): deificazione del vento dell’est. E’ raffigurato come un uomo con un mantello ed un vaso rovesciato da cui cade acqua.
Lips (Africus per i Romani-LIBECCIO): deificazione del vento di sud-ovest. Era considerato un vento favorevole al rientro delle imbarcazioni nei porti e per questo raffigurato come un uomo giovane, senza barba, che reggeva tra le mani il timone di una nave.
Skirion (Corus per i Romani- MAESTRALE): deificazione del vento di nord-ovest. Era raffigurato come uomo alato, vecchio e barbuto, con i capelli spettinati e vestito di una tunica, che portava nelle sue braccia un vaso di bronzo da cui spargeva ceneri ardenti.
Nella Teogonia, Esiodo aveva individuato tre venti principali, associati alle stagioni (Bora all’inverno, Noto, all’estate ed all’autunno, Zefiro alla primavera), a cui, col tempo, si è aggiunto Euro, per completare i quattro punti cardinali da cui spiravano. Esiodo aveva anche elencato i quattro venti minori (Kaekias, Apeliotes, Skirion, Lip), che spiravano dalle posizioni intermedie (nord-est, sud-est, nord-ovest, sud-ovest), e che erano tenuti sotto chiave da Eolo, per la loro violenza.
Il culto dei venti fiorì soprattutto a Sicione e a Delfi.
La Torre dei Venti di Atene è una testimonianza affascinante dell’importanza dei venti nell’antichità.
